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I PRESUPPOSTI MANCANTI

La direttiva n. 83 del 24 novembre 2023 emanata dal ministro Valditara dà facoltà (per ora) alle scuole secondarie di secondo grado di attivare iniziative progettuali mirate all’«educazione alle relazioni e al contrasto alla violenza maschile sulle donne». A latere, un protocollo di intesa stipulato con i ministri Roccella (Pari Opportunità) e Sangiuliano (Cultura) si propone di ampliare l’ambito di azione della manovra.


Trascurando che la violenza è esercitata da precisi individui su altri individui, il ministro espone il suo programma con un perentorio «basta alla cultura machista e maschilista che ancora inquina il nostro paese» e documenta la sua preoccupazione esclusiva per le donne menzionando i «dati ufficiali del Ministero dell’Interno che registrano, negli ultimi anni, una tendenza di crescita del fenomeno del femminicidio». Tuttavia, i dati ufficiali degli ultimi anni resi disponibili dal Ministero dell’Interno nel proprio sito


1) non riguardano il fenomeno ben specifico del cosiddetto femminicidio;


2) mostrano che le vittime di “genere femminile” sono costantemente diminuite dal 2020 a oggi;


3) mostrano una chiara tendenza alla diminuzione degli omicidi con vittime di “genere femminile” per mano di partner o ex partner; essi sono stati infatti 68 nel 2020, 70 nel 2021, 61 nel 2022, 53 dal 1 gennaio 2022 al 19 novembre 2022, 55 dal 1 gennaio 2023 al 19 novembre 2023; vale a dire, dopo un leggero aumento dal 2020 al 2021, c’è stata una forte diminuzione nel 2022 e nulla impedisce di sperare che questa diminuzione continui anche quest’anno.


Questi i dati del Ministero degli Interni.


Dati specifici relativi al “femminicidio” sono pubblicati sul sito non sospettabile di nostalgia patriarcale https://femminicidioitalia.info e mostrano anch’essi una netta tendenza alla diminuzione di questo tipo di delitto: 71 vittime nel 2018, 67 nel 2019, 63 nel 2020, 61 nel 2021, 56 nel 2022 (3 vittime in meno di quelle riportate dal Ministero degli Interni), 39 in quest’anno.


Non ci troviamo dunque di fronte ad alcuna emergenza sociale su base culturale, ma a terribili singole storie di competenza della polizia e dei servizi sociali quanto alla loro prevenzione, e della magistratura quanto alla punizione dei colpevoli, almeno di quei pochi che non si puniscono da soli suicidandosi. La circostanza che siamo in presenza non di un’emergenza sociale, ma solo di un cinico sforzo di strumentalizzare singoli delitti per fini opachi, rende arbitraria la direttiva del ministro che, nel voler contrastare la violenza maschile sulle donne, di fatto invita la scuola a estendere la colpa di pochissimi individui su metà degli esseri umani e ad accordare la compassione, dovuta sempre a tutte le vittime, solo a una parte di esse – secondo uno stile riscontrabile nei totalitarismi più infami.


Una scuola che svolgesse il primo dei suoi compiti, quello di sviluppare il linguaggio perché tutti siano capaci di ascoltare, comprendere ed esprimersi, darebbe l’unico suo contributo possibile, ma grandissimo e insostituibile, alla lotta contro la violenza. Una scuola svilita alla sequenza di lezioncine moralistiche offerte sotto forma di «educazioni», oltre a mancare il raggiungimento del primo suo compito, si degrada al livello della propaganda corriva.


L’associazione ContiamoCi! e il sindacato Di.Co.Si. ContiamoCi! invitano gli insegnanti a non assecondare la dissennata direttiva ministeriale e a bocciare nei collegi dei docenti ogni iniziativa che la implementi.


Associazione ContiamoCi!

Sindacato Di.Co.Si. ContiamoCi!

I presupposti mancanti
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