Nel dibattito sull’influenza aviaria si sta creando molta confusione. Uno dei punti più importanti riguarda che tipo di vaccino verrà utilizzato e perché gli animali vaccinati non saranno commercializzati all’estero. Prima cosa fondamentale: non si tratta di vaccini a mRNA. I vaccini presi in considerazione per l’aviaria sono principalmente: 1. Vaccini inattivati Contengono il virus “spento”, incapace di replicarsi e di causare malattia. Servono a mostrare al sistema immunitario dell’animale una sorta di “fotografia” del virus. 2. Vaccini ricombinanti a vettore virale Usano un vettore già noto in avicoltura, come l’Herpesvirus del tacchino, per far riconoscere al sistema immunitario una proteina specifica del virus aviario, in particolare la H5. Anche in questo caso non parliamo di mRNA. Un altro concetto centrale è DIVA, cioè la possibilità di distinguere gli animali vaccinati da quelli realmente infetti. Questo è essenziale per evitare che la vaccinazione nasconda la circolazione del virus negli allevamenti. Perché allora gli animali vaccinati e i loro prodotti non possono essere esportati verso altri Paesi? Non perché la carne cotta sia considerata pericolosa per il consumatore. Il problema principale non è alimentare, ma epidemiologico e commerciale. Gli altri Paesi vogliono garanzie assolute su tracciabilità, controlli, sorveglianza e capacità di distinguere vaccinazione da infezione naturale. Finché il sistema è in fase pilota, animali, prodotti e sottoprodotti degli allevamenti coinvolti non vengono commercializzati all’estero. Il cosiddetto “progetto pilota” non serve quindi solo a valutare il vaccino, ma soprattutto a testare tutto il sistema: allevamenti, ASL, laboratori, banche dati, tracciabilità, movimentazioni, certificazioni e rapporti commerciali internazionali. La vera questione non è alimentare in senso stretto, ma riguarda il modello di gestione permanente del rischio, il rapporto tra salute, controllo, allevamenti, commercio e libertà decisionale. Per approfondire tutti i passaggi scientifici, sanitari e politici, si rimanda alla lettura del documento completo.Leggi il documento