SANITARI PUNITI DURANTE IL COVID: SVOLTA ALLA CAMERA?
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Approvato un ordine del giorno per superare le conseguenze disciplinari delle contestazioni alle politiche sanitarie dell'emergenza. ContiamoCi! ha contribuito attivamente alla sua stesura. Un primo importante passo verso il riconoscimento della libertà di coscienza, di critica scientifica e dell'autonomia professionale.
Un importante risultato parlamentare
Un primo, significativo passo avanti è stato compiuto alla Camera dei Deputati sul tema dei procedimenti disciplinari che hanno coinvolto numerosi professionisti sanitari durante l'emergenza Covid-19.
Nel corso dell'esame del disegno di legge in materia di professioni sanitarie è stato approvato un ordine del giorno a prima firma on. Alice Buonguerrieri di Fratelli d’Italia finalizzato a impegnare il Governo ad adottare iniziative normative per superare le conseguenze disciplinari subite da medici e altri professionisti sanitari per aver contestato determinate politiche sanitarie adottate durante la pandemia.
ContiamoCi! ha partecipato attivamente alla stesura di questo ordine del giorno, portando all'attenzione del Parlamento una questione che l'associazione denuncia da anni: l'utilizzo degli strumenti disciplinari nei confronti di professionisti che hanno espresso posizioni critiche rispetto alle scelte sanitarie e agli obblighi imposti durante l'emergenza.
Non si tratta soltanto di una questione che riguarda il passato, ma di un principio fondamentale per il futuro della professione medica e dell'intero sistema sanitario.
Cosa prevede concretamente l'ordine del giorno
Il testo affronta le conseguenze disciplinari che hanno interessato i professionisti sanitari in relazione agli obblighi vaccinali e alle scelte di sanità pubblica adottate durante l'emergenza Covid-19.
In particolare, impegna il Governo a promuovere iniziative normative affinché non siano considerate illeciti disciplinari, salvo i casi di dolo o colpa grave, determinate condotte dei sanitari riconducibili a due ambiti fondamentali.
1. La libertà di scelta diagnostica e terapeutica
Le scelte diagnostiche o terapeutiche difformi dalle indicazioni ministeriali, purché motivate sulla base delle condizioni del singolo paziente.
2. La libertà di manifestazione del pensiero e di critica scientifica
Le critiche, le riserve e le contestazioni motivate nei confronti dell'obbligo vaccinale anti-SARS-CoV-2 e delle relative sanzioni, espresse nell'ambito professionale, scientifico o divulgativo, nel rispetto della dignità delle persone e senza diffondere consapevolmente informazioni false.
Il documento prevede inoltre che il Governo intervenga per:
Determinare l'archiviazione d'ufficio dei procedimenti disciplinari ancora aperti che abbiano esclusivamente a oggetto tali condotte.
Prevedere l'estinzione e la cessazione degli effetti dei provvedimenti disciplinari già inflitti per le medesime condotte.
Consentire la cancellazione delle relative annotazioni dagli albi e dagli archivi ordinistici, senza necessità di una richiesta individuale dell'interessato.
Il testo mantiene espressamente ferme le responsabilità disciplinari, civili e penali per condotte dolose o gravemente colpose e per altri illeciti non compresi nelle fattispecie individuate.
Non si chiede quindi un'immunità generalizzata per i professionisti sanitari, ma il superamento delle conseguenze disciplinari connesse all'esercizio motivato della libertà di cura e della libertà di critica.
Perché questo provvedimento è così importante
La questione va ben oltre i singoli procedimenti disciplinari.
Durante l'emergenza Covid-19 abbiamo assistito a una progressiva contrapposizione tra l'autonomia professionale del medico e l'applicazione delle indicazioni adottate dalle autorità sanitarie.
Professionisti che hanno espresso dubbi, formulato critiche o sostenuto approcci diagnostici e terapeutici differenti si sono trovati, in alcuni casi, a dover affrontare contestazioni e procedimenti disciplinari.
È proprio questo il nodo centrale della questione.
Può un medico essere chiamato a rispondere disciplinarmente per aver espresso una critica scientificamente motivata o per aver assunto una decisione clinica nell'interesse del proprio paziente, sulla base delle sue specifiche condizioni?
Per ContiamoCi! la risposta deve partire da un principio irrinunciabile: la professione medica non può essere ridotta alla semplice esecuzione burocratica di disposizioni amministrative.
Il medico ha il dovere di conoscere le evidenze scientifiche, valutare le condizioni del paziente, esercitare il proprio giudizio professionale e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.
Le linee guida e le indicazioni ministeriali costituiscono riferimenti importanti, ma la medicina non può prescindere dalla valutazione del singolo individuo.
Allo stesso modo, il confronto scientifico non può esistere senza la possibilità di esprimere dubbi, formulare critiche e mettere in discussione le conoscenze consolidate attraverso argomentazioni e dati.
Una comunità scientifica nella quale il dissenso motivato viene scoraggiato rischia di perdere una delle condizioni fondamentali del proprio progresso.
Le polemiche e il dibattito istituzionale: quando il dissenso fa paura
Non si è fatto nemmeno in tempo ad approvare l'ordine del giorno che si è immediatamente scatenata una levata di scudi.
Esponenti politici, organi di informazione e rappresentanti di quel sistema che durante l'emergenza Covid-19 ha sostenuto senza esitazioni le politiche sanitarie adottate si sono affrettati a contestare un provvedimento che, nella sostanza, chiede una cosa molto semplice: che medici e professionisti sanitari non vengano puniti per aver esercitato il diritto alla critica scientifica e alla libertà di coscienza.
Ma cosa c'è di così scandaloso?
Perché tanto accanimento contro un provvedimento che non cancella le responsabilità per comportamenti dolosi o gravemente colposi, ma intende tutelare chi ha espresso posizioni critiche motivate o ha compiuto scelte cliniche nell'interesse del paziente?
Forse perché riconoscere il diritto al dissenso significa anche ammettere che durante l'emergenza qualcuno potrebbe aver subito conseguenze disciplinari ingiuste?
E mentre si accendeva la polemica, è arrivato anche un intervento della massima autorità istituzionale italiana, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
In dichiarazioni riportate dalla stampa, il Capo dello Stato ha affermato che «l'opposizione pregiudiziale ai vaccini è uno dei sintomi più sconcertanti», richiamando inoltre la necessità di contrastare chi cerca di avvelenare l'opinione pubblica.
Parole che, nel clima di queste ore, non possono lasciare indifferenti.
Sia chiaro: non intendiamo attribuire al Presidente della Repubblica un riferimento diretto all'ordine del giorno, che non emerge dalle dichiarazioni riportate. Ma riteniamo necessario respingere con fermezza ogni tentativo di sovrapporre il dissenso scientifico motivato alla disinformazione.
Chi ha contestato un obbligo vaccinale non può essere automaticamente dipinto come un nemico della scienza. Chi ha espresso dubbi sulle decisioni delle autorità sanitarie non può essere accusato, per questo solo fatto, di avvelenare l'opinione pubblica.
E soprattutto, chi ha difeso la propria autonomia professionale e il diritto di valutare le condizioni del singolo paziente non può essere considerato un professionista indegno di esercitare la medicina.
La scienza non è un dogma. Le indicazioni delle autorità sanitarie non sono verità sottratte per definizione al confronto critico. E nessuna emergenza può trasformare automaticamente il dissenso motivato in una colpa disciplinare.
Il vero pericolo per la medicina non è il confronto scientifico. È un sistema nel quale il professionista teme di esprimere un'opinione, di porre una domanda o di assumere una decisione clinica per paura delle conseguenze sulla propria carriera.
Ed è proprio per questo che l'ordine del giorno approvato alla Camera assume un significato che va ben oltre i singoli procedimenti disciplinari.
Perché pone una domanda alla quale le istituzioni non possono continuare a sottrarsi:
Vogliamo una sanità fatta di professionisti liberi, responsabili e capaci di esercitare il proprio giudizio critico, oppure una sanità nella quale il medico deve limitarsi a obbedire, anche quando ritiene necessario sollevare dubbi o valutare soluzioni differenti?
ContiamoCi! ha scelto da tempo da che parte stare.
Dalla parte della Costituzione, della libertà di coscienza, dell'autonomia professionale e del diritto dei cittadini a essere curati da medici che possano esercitare la propria professione con scienza e coscienza.
E non saranno le campagne di delegittimazione, le polemiche mediatiche o le pressioni politiche a farci rinunciare a questa battaglia.
Un primo passo, non ancora una legge
È importante chiarire la portata del risultato raggiunto.
L'approvazione di un ordine del giorno rappresenta un impegno politico e parlamentare rivolto al Governo, ma non produce automaticamente le modifiche normative richieste.
Di conseguenza, i procedimenti disciplinari attualmente in corso non vengono archiviati per effetto della sola approvazione del documento, né cessano automaticamente gli effetti delle sanzioni già applicate.
Per raggiungere questi obiettivi saranno necessari ulteriori interventi normativi da parte delle istituzioni competenti.
L'ordine del giorno, tuttavia, costituisce un passaggio importante perché porta formalmente all'attenzione del Governo la necessità di affrontare una questione rimasta irrisolta.
La vera sfida, adesso, sarà trasformare questo impegno in disposizioni concrete ed effettivamente applicabili.
ContiamoCi!: continueremo a difendere la libertà professionale
Fin dalla sua nascita, ContiamoCi! si è impegnata nella difesa dei diritti costituzionali, della libertà di scelta e della dignità dei professionisti sanitari.
Il contributo fornito alla stesura di questo ordine del giorno si inserisce coerentemente in questo percorso.
Non chiediamo privilegi, né l'esenzione dalle responsabilità che ogni professionista deve assumersi nell'esercizio della propria attività.
Chiediamo che il diritto alla critica, il confronto scientifico e l'autonomia professionale non vengano confusi con comportamenti meritevoli di sanzione.
Chiediamo che i professionisti coinvolti in procedimenti disciplinari esclusivamente per le condotte individuate nel documento possano ottenere una rivalutazione della propria posizione secondo criteri chiari, equi e rispettosi delle libertà fondamentali.
Soprattutto, chiediamo che quanto accaduto durante l'emergenza Covid-19 diventi occasione di riflessione sul rapporto tra autorità sanitaria, responsabilità professionale e diritti individuali.
Perché la tutela della salute non può essere contrapposta alla tutela dei diritti. E perché la libertà di coscienza e di critica non può essere considerata una colpa.
ContiamoCi! continuerà a seguire gli sviluppi parlamentari e governativi, affinché questo primo risultato non rimanga una semplice dichiarazione d'intenti, ma possa tradursi in provvedimenti concreti.
La libertà di cura, l'autonomia professionale e il rispetto della dignità della persona non sono concessioni dello Stato: sono principi che devono orientare ogni sistema sanitario realmente al servizio dei cittadini.
ContiamoCi!


