Sulla questione dell'influenza aviaria stiamo assistendo ad accuse, insinuazioni e attacchi personali rivolti a ContiamoCi!e al dott. Dario Giacomini. Noi abbiamo già spiegato ampiamente la questione dell'influenza aviaria e dei vaccini per il pollame. Per chi non avesse ancora approfondito l'argomento, invitiamo a leggere con attenzione l'articolo del dott. Eugenio Serravalle pubblicato da AsSIS, che sviluppa considerazioni in larga parte analoghe alle nostre e richiama alcuni fatti che dovrebbero riportare il confronto sul terreno della razionalità.https://www.assis.it/influenza-aviaria-vaccini-e-allevamenti-intensivi-cosa-credete-di-aver-mangiato-finora/Serravalle spiega chiaramente che i vaccini previsti nel progetto contro l'influenza aviaria utilizzano principi tecnologici già presenti da anni nell'avicoltura. Ricorda che negli allevamenti intensivi vengono impiegati da tempo vaccini ricombinanti basati sull'Herpesvirus del Tacchino (HVT) contro patologie come Newcastle, Gumboro e altre malattie aviarie. La logica è la stessa: un vettore virale geneticamente modificato viene utilizzato per esprimere una proteina del patogeno contro cui si vuole indurre una risposta immunitaria.Per la malattia di Newcastle si utilizza il gene F. Per la malattia di Gumboro la proteina VP2. Per l'Aviaria la proteina H5. Cambia il bersaglio. Non cambia il principio generale. Ecco perché descrivere quanto sta avvenendo oggi come una rivoluzione assoluta o come qualcosa di mai visto prima significa ignorare decenni di pratiche già adottate negli allevamenti industriali. Questa è la realtà. La verità è che milioni di persone hanno consumato per anni carne e uova provenienti da allevamenti nei quali venivano utilizzati vaccini ricombinanti OGM, vettori virali e protocolli sanitari complessi senza esserne minimamente consapevoli. Questo significa che non bisogna porsi domande? Assolutamente no. Significa però che le domande devono essere formulate sulla base dei fatti e non delle suggestioni. Occorre distinguere tra ciò che realmente accade negli allevamenti e ciò che viene raccontato oggi sui social come se fossimo davanti a qualcosa di totalmente inedito, per ragioni che hanno spesso più a che fare con la visibilità che con l'approfondimento. E sia chiaro un altro punto. Spiegare come funzionano questi vaccini non significa difendere gli allevamenti intensivi. Non significa approvare il modello produttivo dominante. Non significa fare propaganda per il Ministero della Salute. Non significa invitare le persone a consumare carne proveniente da allevamenti intensivi o uova da allevamento in gabbia. Il nostro modello ideale è semmai l'opposto: filiere corte, allevamenti di dimensioni contenute, maggiore benessere animale, minore dipendenza da farmaci e interventi tecnologici, produzioni locali e cibo di qualità. Ma per poter esprimere un giudizio corretto bisogna prima conoscere i fatti. E i fatti sono che queste tecnologie non compaiono oggi per la prima volta. Sono presenti da anni negli allevamenti industriali e milioni di persone hanno già consumato prodotti provenienti da filiere che ne facevano uso, spesso senza saperlo. A questo punto il dibattito dovrebbe concentrarsi sui fatti. Ci si aspetterebbe un confronto nel merito. Ci si aspetterebbe una discussione sui dati, sulle fonti e sulle evidenze disponibili. E invece assistiamo a qualcosa di diverso. Si preferisce spostare l'attenzione su Dario Giacomini e su ContiamoCi!, spesso con attacchi personali che nulla hanno a che vedere con il contenuto delle argomentazioni. Ed è difficile non chiedersi perché. Perché se il problema fosse davvero la correttezza delle informazioni, il confronto riguarderebbe esclusivamente le fonti, i dati e i documenti. Non le persone. Colpire Dario Giacomini significa tentare di colpire ContiamoCi!E qui occorre una riflessione più ampia.ContiamoCi! non è semplicemente un'associazione. In questi anni è diventata una comunità organizzata, capace di informare, sostenere, rappresentare e difendere migliaia di cittadini. - Una realtà che non vive di finanziamenti pubblici. - Che non dipende da sponsor. - Che non deve rispondere a interessi economici o politici. - Che da anni sostiene cittadini, lavoratori e famiglie. - Che da anni organizza raccolte fondi e iniziative di solidarietà. - Che da anni aiuta concretamente persone in difficoltà. - Che da anni mette gratuitamente a disposizione tempo, energie, competenze e risorse economiche. Per questo la domanda è inevitabile. A chi giova indebolire o delegittimare una delle poche realtà realmente indipendenti rimaste?A chi giova smantellare una comunità che negli anni ha saputo costruire una rete di sostegno, informazione e tutela dei cittadini? Perché se si elimina chi organizza, chi informa e chi crea consapevolezza, resta soltanto l'individuo isolato. E un cittadino isolato è sempre più debole di fronte ai grandi interessi economici, finanziari e sovranazionali che influenzano le scelte politiche, sanitarie e sociali del nostro tempo. Una società libera ha bisogno di associazioni indipendenti. Ha bisogno di corpi intermedi. Ha bisogno di realtà capaci di fare da argine, da scudo e da punto di riferimento per i cittadini. Per questo invitiamo tutti alla prudenza. In questi anni abbiamo visto emergere molte figure alla continua ricerca di visibilità e consenso personale, spesso più attente alla propria esposizione pubblica che alla costruzione di strumenti concreti a servizio dei cittadini.Le comunità si costruiscono con il lavoro, con il sacrificio, con la presenza costante e con la capacità di aiutare concretamente le persone quando ne hanno bisogno. ContiamoCi! ha sempre scelto questa strada. Non abbiamo costruito un'attività commerciale. Non abbiamo costruito un sistema di profitto. Non abbiamo interessi economici da difendere. Non percepiamo compensi per sostenere una tesi anziché un'altra. Abbiamo sempre cercato di fare una cosa semplice: studiare, verificare e comunicare nel modo più corretto possibile ciò che emerge dalle fonti e dalla letteratura disponibile. Lo abbiamo fatto durante il Covid, quando era più difficile farlo.Lo facciamo oggi, anche se impopolare. Lo faremo domani, comunque sia, sempre dalla parte dell'onestà intellettuale.Per questo continueremo a confrontarci sui fatti. Perché le campagne di delegittimazione passano. Le polemiche passano. I protagonisti passano. La serietà, la coerenza e il lavoro svolto in tutti questi anni restano.